Alessandro Michele ed il recupero dell’infanzia nella nuova sfilata Gucci
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Alessandro Michele ed il recupero dell’infanzia nella nuova sfilata Gucci

Il punto di riferimento creativo del noto marchio, ha dato una svolta alla nuova collezione autunno inverno 2020-21 regalandole uno spirito ed uno stile particolari

L’ultima sfilata di Gucci ha lasciato come sempre una impronta rivoluzionaria nel mondo della moda. Alessandro Michele, alla guida del marchio del gruppo Kering da ben cinque anni, ha dato vita ad un vero e proprio show all’interno dell’evento e soprattutto, da grande scommettitore, si è assunto il rischio di dare alla moda una nuova declinazione incentrata sul ritorno all’infanzia.

La sala è diventata protagonista di un viaggio nel tempo, scandito da un enorme pendolo che rappresenta una delle tante passioni del designer e sviluppato attraverso pantaloni corti, grembiuli, magliette in taglie da bambino e scarpe con gli occhietti. Non sono mancati i piumini floreali nati dalla collaborazione con un grande magazzino, il “Liberty of London”, le borse a tracolla, i jeans usurati o le camicie nelle taglie più piccole. Ma soprattutto calzini ricamati e bianchi, bermuda e pullover in angora nei colori pastello, il pantalone di velluto e la marsina e pantaloni di broccato.

Il direttore creativo è solito oltrepassare i limiti di identità in fatto di moda. A cinque anni di distanza ha puntato un riflettore diverso sul mondo maschile che si evince in tutta la collezione, raccontando la complessità di essere uomo in una forma diversa, che non vuole tuttavia escludere il concetto di mascolinità. Di fronte ai dettami e ai divieti che distinguono maschi e femmine, ha immaginato di ritornare bambino perché quello è un periodo di grazia, in cui è consentito essere liberi e non soggetti alle etichette.

Emerge il forte desiderio di comunicare qualcosa di diverso, di imparare in modo diverso dando nuovo valore a quel tempo d’infanzia: la sfilata ha rappresentato con forza la capacità di sovvertire ciò che viene insegnato presentando una collezione che non è solo una rottura di schema ma anche una espressione delicata, sensibile e poetica della moda che sa rappresentare perfettamente tutte quelle persone che, al di là di un marchio, sono in continuo divenire.

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