“The Wall”: 40 anni fa usciva l’album metafora delle nostre barriere
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“The Wall”: 40 anni fa usciva l’album metafora delle nostre barriere

L'undicesimo album dei Pink Floyd, dopo 40 anni, conferma tutta la carica emozionante dei propri testi che mettono in luce ossessioni, traumi e recinzioni psicologiche

Isolare i propri sentimenti attraverso una parete ideale per proteggersi dai disagi e dal resto del mondo. E’ questo il nucleo concettuale di uno degli album doppi più venduti della storia. L’ispirazione per la sua nascita si ricollega ad un antefatto avvenuto durante un tour in Canada: Roger Waters, bassista della band, esasperato dalle urla dei fans reagì sputando contro uno di loro. Da qui il distacco tra pubblico ed artista che sarà il concept di insieme del progetto. Mattoni bianchi a formare una enorme muraglia psicologica e invalicabile che racconta il senso di estraneità rispetto al sistema di un personaggio fittizio, Pink, trascinato sul filo della follia dagli avvenimenti tragici della propria vita.

“The Wall” nasce da un punto irrisolto, da un vuoto esistenziale e di senso. Waters lavorò incessantemente sulle parole e sulle note, in mezzo ai repentini scatti di ira e al licenziamento del tastierista Richard Wright. Probabilmente furono proprio queste sospensioni e questi squarci a contribuire a quel capolavoro di universalità che apprezziamo ancora oggi. Il pensiero va immediatamente a quella sintesi perfetta tra il coro degli studenti dell’Islington Green School e la chitarra di Gilmour di “Another brick in the wall part 2” che è la colonna portante dell’album e condensa in 3 minuti e 18 il tema della spersonalizzazione della scuola.

I contenuti ossessivi e pieni di frustrazione sono stati sostenuti da una evidente qualità musicale.  Il contrasto tra morbidezza ed aggressività caratterizza uno dei brani più famosi “In the Flesh”, in cui la melodia leggera di una armonica a bocca viene eclissata da riff violenti di chitarra, da un organo distorto e da una batteria. Altro brano che ne rappresenta appieno l’identità è “Comfortably Numb”, un dialogo tra Pink e un dottore sullo sfondo di un basso elettrico, un sintetizzatore ed una batteria. Una ballata intensa che regala uno dei 100 assolo di chitarra più belli della musica di tutti i tempi.

In questi lunghi anni questa opera rock ha cambiato pelle e la solitudine e l’alienazione si sono trasformati in tematiche politiche, sociali e pacifiste. Negli anni Ottanta in Sudafrica “Another Brick In The Wall”  diventò un inno anti-apartheid e nella Germania divisa tra Est e Ovest una bandiera da sventolare contro il Muro di Berlino, tanto da meritare nel 1990 una performance live a Potsdamer Platz davanti a 350.000 persone. Possiamo definire “The Wall” un’opera multiforme ed inquieta, come lo sono gli ideali e le speranze dell’essere umano.

 

 

 

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