Una Palermo che non ti immagini: Gabriele Mastropaolo racconta il suo libro “Palermo Genesi”
Lo scrittore Gabriele MastropaoloInterviste

Una Palermo che non ti immagini: Gabriele Mastropaolo racconta il suo libro “Palermo Genesi”

Una Palermo nuda, che si racconta in tutto il suo lato esoterico, tra personaggi singolari e nascosti in un alone di mistero e storia sospesa

L’esoterismo è un argomento maltrattato. Le librerie sono invase da titoli del momento, dove la Massoneria è il luogo dei tabù e l’esoterismo è venduto a poco prezzo. Si discosta da questa politica letteraria semplicistica il libro – autoprodotto – di Gabriele Mastropaolo “Palermo Genesi”, edito da exbook. Un libro che si concede il lusso di raccontarsi da solo, senza direzioni imposte, con una lettura che scorre rapida e sospesa tra un leggero filo di ansia narrativa e una Palermo storica tutta da scoprire.

«Il libro – racconta Gabriele – nasce dall’amore per Palermo. Tutto è partito vent’anni fa all’università, quando con un mio gruppo di amici ho affrontato il tema dell’esoterismo e dei libri stranieri che trattavano l’argomento. Da lì sono entrato in contatto – storicamente parlando – con gli inglesi sbarcati in Sicilia. Questi ebbero un ruolo importante in tutta la storia siciliana, e ne sono stati in parte anche creatori».

Non a caso, il libro ha come protagonista Milton Bennett, un giovane trentenne inglese, figlio di mamma palermitana. Alla morte, la mamma chiede al figlio di andare a Palermo. L’obiettivo è scoprire le spoglie di un loro antenato che nel settecento è sbarcato in Sicilia senza fare più ritorno. Una volta a Palermo, Bennet partecipa ad una festa con un deputato a Villa Giulia. La calma – apparente – del momento scompare: il deputato viene ritrovato morto, con il capo mozzato ed il cuore estratto dal petto. Da quel momento Bennet si immedesima investigatore, scoprendo che tutto è collegato al motivo che l’ha spinto lì in Sicilia.

Il racconto è il frutto di anni di ricerca, dove di inventato c’è davvero poco: «il mio obiettivo non era creare un saggio accademico, piuttosto un racconto che riuscisse ad arrivare lontano, facendosi strada tra libri spesso troppo generalisti. Ma c’è un libro che ha notevolmente influenzato tutta la produzione ed è “Il pendolo di Foucault” di Umberto Eco» dice Gabriele.

Palermo si scopre in tutto il suo lato esoterico, in un racconto che evita riferimenti troppo diretti, lasciando al lettore il compito di comprendere i legami tra storia ed esoterismo: «Palermo è stato uno dei laboratori massonici più importanti d’Europa e lo è anche oggi. In verità nel libro accenno alla Massoneria poche volte e lo faccio per non apparire troppo ruffiano ed entrare in un campo dove tutti scrivono di questo argomento. Ho preferito focalizzarmi sugli aspetti politici. Chi vuole trovare riferimenti può farlo, ma è pura e libera interpretazione» spiega l’autore.

Nell’interpretare i significati più nascosti, il lettore si troverà a fare i conti con una Palermo nuda, che si racconta in modo ipnotico: «il mio obiettivo – spiega l’autore – è attirare il lettore con un presente storico dove l’io narratore scompare. Lo faccio utilizzando il pensiero sintattico anglosassone, avvicinando i pensieri uno accanto all’altro. Non c’è nessun narratore onnisciente. Il lettore è da solo ad affrontare segreti che mai avrebbe immaginato di scoprire».

Gabriele Mastropaolo sceglie di raccontare una Palermo esoterica, misteriosa e poco conosciuta, cercando la forza narrativa in una realtà storica che si lascia raccontare, senza bisogno di timoni.

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